Persone o pacchi postali?

Ieri pomeriggio mi trovavo sull’11 direzione centro. Evento più unico che raro, avevo trovato l’autobus mezzo vuoto e un posto a sedere vicino al finestrino per guardare fuori.

A un certo punto passiamo davanti a un’edicola che fa angolo, la curva è stretta e l’incrocio è pieno di macchine che arrivano da tutte le direzioni. Ci fermiamo e ci mettiamo qualche secondo a proseguire. 

L’edicola all’angolo aveva appoggiato fuori le insegne con le notizie del giorno, quelle che si solito riguardano il Bologna football club, la vita loca dei bolognesi, delitti, rapine, stupri e previsioni sul caldo estivo da record.

Notizia del giorno: L’HUB MATTEI CHIUDE PER RISTRUTTURAZIONE.

Ok, interessante. Poi, con i soliti due secondi e mezzo di scoppio ritardato, capisco che cosa ho appena letto. Come l’HUB Mattei chiude e soprattutto perchè lo sa il Resto del Carlino ed io no?

Dovete sapere che io all’HUB Mattei ci ho lavorato fino alla settimana scorsa come operatrice legale poi ho perso il lavoro e ho smesso di lavorarci ma questa è un’altra storia anche se collegata con quella che vorrei raccontarvi oggi. 

Innanzitutto che cos’è l’HUB Mattei?
L’HUB si trova in via Mattei n.60 a Bologna, da qui il nome. Da fuori sembra un carcere. C’è un cancello alto tanti metri che si apre solo dalla guardiola della polizia situata all’interno, ci sono le sbarre e c’è il filo spinato. Sulla sinistra però c’è anche una porta da cui le persone possono entrare ed uscire. Quindi anche se da fuori può sembrare un carcere, non lo è più.

L’Hub Mattei infatti nasce come CIE – Centro di Identificazione ed Espulsione, dal 2017 questi luoghi si chiamano CPR (Centri di Permanenza per il Rimpatrio) ma sono la stessa cosa. 

I CIE, poi CPR,  sono dei veri e propri luoghi detentivi ma per un’utenza particolare, gli stranieri irregolari che devono essere rimpatriati. La natura della detenzione in questi luoghi è diversa da quella delle carceri perchè non è punitiva ma cautelare. Le persone che vi si trovano NON sono lì perchè hanno compiuto un reato a cui sono seguite una condanna e una pena ma vengono private della loro libertà personale perchè lo Stato vuole assicurarsi di riuscire a identificarle e rimpatriarle.

In linea con quello che stava accadendo a livello nazionale, nel 2013 il CIE Mattei viene chiuso per varie ragioni tra cui il fatto che i rimpatri non si riescono a fare (non per inerzia ma perchè è impossibile farli) e per le ripetute denunce contro le violazioni sistematiche dei diritti umani avvenute in questi luoghi.

Poi nel 2014 arriva la cosiddetta Emergenza Nord Africa: il centro viene riaperto ma la sua natura si ribalta e diventa un HUB. Hub in inglese significa centro ma anche punto di snodo che unisce arrivi e partenze da e per altri luoghi diversi per un periodo di tempo limitato.

Tolte le vesti del carcere (anche se le sbarre esterne e il filo spianto non se ne sono mai andati), il Mattei diventa un centro di smistamento dei richiedenti asilo nel territorio nazionale. È di competenza della Prefettura e viene dato in gestione a delle cooperative locali selezionate tramite gara pubblica.
Praticamente le persone sbarcano, alcune vengono portate a Bologna, stanno all’HUB pochissimo tempo – a volte meno di 48h – e poi vengono trasferite nei veri centri di accoglienza. 

Non posso raccontarvi com’era quel posto allora perchè ai tempi non ci lavoravo. Io ho iniziato a lavorarci a giugno dell’anno scorso e mi occupavo insieme alle mie colleghe del supporto legale. 

Infatti, a seguito del calo degli sbarchi e delle nuove politiche di gestione della questione asilo (sia di destra che di sinistra), la permanenza delle persone all’HUB aveva iniziato a prolungarsi anche per mesi ed era stato necessario garantire dei servizi in più, come quello legale per l’appunto. Fino alla fine dell’estate avevo visto pullman arrivare e partire anche se, mese dopo mese, i numeri si andavano riducendo sempre di più, fino a che in inverno l’HUB non è diventato sostanzialmente un CAS (Centro di Accoglienza Straordinaria). 

Non fatevi ingannare dalla parola straordinaria però.
I CAS infatti sarebbero dei centri pensati per per gestire situazioni eccezionali/emergenziali – straordinarie per l’appunto – e per questo si caratterizzano per avere meno servizi rivolti all’integrazione delle persone. La permanenza in questi luoghi dovrebbe infatti essere limitata a un periodo molto breve, in attesa che vi sia posto nei centri di seconda accoglienza, gli SPRAR

Quindi per non perderci tra le sigle, teoricamente l’accoglienza dei richiedenti asilo era stata pensata così:

  • HUB = permanenza brevissima
  • CAS = permanenza breve solo se, per situazioni straordinarie, non c’è posto nello SPRAR
  • SPRAR = sistema di accoglienza secondaria volta ad avviare percorsi di integrazione sul territorio per chi sta aspettando l’esame della propria domanda d’asilo e per chi l’ha già ricevuto l’esito.

Di fatto, i CAS in molti luoghi d’Italia sono stati l’unica forma di accoglienza presente e le persone hanno iniziato a viverci in via permanente e non temporanea.  Da ottobre del 2018 lo sono anche di diritto in quanto, con il Decreto Sicurezza, il sistema è stato riformato e solo coloro che sono già titolari di protezione (internazionale o speciale) possono accede allo SPRAR che ora si chiama SIPROIMI, ma non addentriamoci troppo se no ci perdiamo. 

Tornando all’HUB Mattei, a marzo 2019 è uscito il nuovo bando di gara per la gestione del centro che da quest’estate diventerà a tutti gli effetti un CAS, quindi un luogo in cui le persone vivranno stabilmente.

Questo bando ha seguito le nuove misure di gestione dell’accoglienza dei richiedenti asilo proposte dal governo giallo-verde che prevedono la realizzazione di enormi centri di accoglienza con una riduzione drastica dei servizi per l’integrazione (solo per dirne qualcuna: spariscono i corsi di italiano e si riducono drasticamente molti altri servizi come le mediazioni, il supporto alla ricerca del lavoro e l’assistenza legale).
Ve l’avevo detto all’inizio che anche la mia perdita del lavoro c’entrava anche con questa storia, no?

Comunque, si apre la gara, alcune cooperative partecipano, si chiude la gara, si aprono le buste e si inizia ad esaminare le proposte per capire chi si aggiudicherà la gestione della struttura a partire dal 1 luglio 2019. 

Bene. Tornando a me sull’autobus ieri pomeriggio, praticamente venerdì sera la Prefettura di Bologna ha comunicato anche entro il 14 giugno, cioè la settimana prossima, il Centro Mattei verrà svuotato per ristrutturazione. Nel Centro ci sono due 2 nuclei familiari e alcune ragazze che verranno trasferiti in strutture locali mentre la maggior parte degli ospiti, 144 uomini di età dai 18 anni in su, saranno trasferiti a Caltanisetta, che non è proprio dietro l’angolo. 

Questo apre tutta una serie di questioni gravissime che cercherò di spiegare in modo breve e chiaro: 

  1. PERSONE O PACCHI POSTALI? Ne ho conosciuti tanti dei ragazzi e degli uomini che vivono nel Centro. Vorrei dire le cose come stanno fuori da ogni possibile banalità sentimentale e retorica. Che ne sarà delle reti formali ed informali che queste persone erano riuscite a costruire sul territorio? Al centro Mattei ho conosciuto ragazzi che sono riusciti in pochi mesi ed in totale autonomia a imparare l’italiano, ad inserirsi in associazioni e gruppi di volontariato e anche a trovarsi un lavoro. Che ne sarà di tutti questi sforzi? Quanta poca lungimiranza ci può essere nello sradicare dal giorno alla notte persone che hanno investito tutte le loro risorse nell’avviare un percorso di integrazione sul territorio?
    Nel Centro poi ho conosciuto anche persone molto vulnerabili, vittime di torture o di altri grossi traumi, per i quali in alcuni casi siamo riusciti anche ad avviare una presa in carico medica con i servizi presenti sul territorio. Che ne sarà di tutto questo una volta arrivati a Caltanisetta?

2) E I LAVORATORI? Al momento al Centro Mattei lavorano 35 persone che perderanno il lavoro , con solo 7 giorni di preavviso, senza che sia stato aperto alcun tipo di confronto sindacale per la gestione del calo occupazionale. Com’è possibile che la Prefettura e quindi lo Stato gestisca in questo modo ciò su cui si basa la nostra Repubblica, cioè il lavoro? Io li conosco quasi tutti i ragazzi e le ragazze che lavorano al Mattei. Si tratta di persone giovani e preparate che ce la mettono tutta per provare a rendere quel luogo vivibile. E vi assicuro che non è facile nel momento storico in cui viviamo con le risorse che calano sempre di più, il clima d’odio che si respira e contratti di lavoro sempre più precari.

3) QUALE RISTRUTTURAZIONE? Il Mattei nasce come centro di detenzione, diventa luogo di passaggio e poi luogo di permanenza. Con il cambiare della sua natura, è doverosa una riqualificazione della struttura ma non era necessario svuotarla. Il Mattei è un posto enorme, ha accolto più di 1000 persone nel periodo dei grossi sbarchi. Al momento gli ospiti sono meno di 200. Si potrebbe tranquillamente ristrutturare per zone d’intervento lasciando gli ospiti all’interno. Poi mi chiedo, perchè proprio Caltanisetta? Possibile che non ci siano dei luoghi che possano essere adibiti all’accoglienza in aree limitrofe? 

La scelta della Prefettura appare molto più una scelta politica che gestionale, perfettamente in linea con le misure prese dal Governo nell’ultimo anno: approccio emergenziale a una questione strutturale senza una pianificazione sul breve e lungo termine, abolizione di tutti i servizi volti all’integrazione delle persone, totale disumanizzazione dei richiedenti asilo che vergono trattati come delle zavorre di cui liberarsi, smantellamento di tutto quello che si era costruito in termini di accoglienza negli anni precedenti ed esclusione dei professionisti (questo siamo) dalla gestione del fenomeno. 

Ho deciso di condividere con voi questa parte della mia vita perchè mi sembra che quando ci si mette la faccia le cose prendano un altro sapore. Quel posto è stato il mio lavoro, la vita di quelle persone si è incrociata anche se per poco tempo con la mia e lì dentro sono accaduti gli episodi (sia belli che brutti) più formativi della mia vita professionale ma in un qualche modo anche personale. 

Se vi va vi chiedo di condividere il più possibile quello che sta succedendo proprio dietro casa nostra e di continuare a seguire questa vicenda. Sento spesso dire che sharing is caring e ho iniziato a crederci pure io. 

Se volete anche esserci fisicamente, e sarebbe bellissimo se ci foste, ci vediamo domani, lunedì 10 giungo dalle 9 in poi sotto la Prefettura per il presidio. 

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