Femministe non si nasce.

Dopo oltre sei mesi di assenza (non può essere vero che sono passati 6 mesi), ho preso coraggio e ho deciso di tornare sul blog. Quando non ci si becca da un po’ è difficile sentirsi di nuovo a proprio agio ma spero che le cose vadano proprio come quando ho visto la mia amica Flavia la settimana scorsa per strada. Mi sembrava di non vederla dal giorno prima anche se era passato quasi un anno e nel mentre io ero finita in Belgio e lei in Egitto. 

Allora un respiro e si parte. Qualsiasi strada prenda questo post, prometto di pubblicarlo che “done is better than perfect” e ormai non ci si tira più indietro.

Oggi è l’8 marzo 2020. Festa della donna o meglio Giornata Internazionale dei Diritti della Donna. È il giorno per me più importante dell’anno, più del natale e del mio compleanno. Tra l’altro avevo provato a fare una torta femminista per il mio compleanno con un semplice gioco di parole ma la gelataia ha sbagliato a scrivere la frase in inglese (allego foto) e la cosa è diventata meno hipster e più trash del previsto.

Oggi non è possibile dare la dovuta attenzione a questo giorno a causa del virus e ci sta. Però è essenziale ricordarci che questo giorno è solo rimandato. Anche se facciamo volentieri a meno di auguri su whatsapp e di mimose (fiori o torte che siano), è doveroso ricordarci che l’8 marzo non è una festa, così come non lo è la giornata mondiale contro l’HIV.

Certo qualcosa lo possiamo festeggiare. Io per esempio vorrei poter festeggiare le femministe e i femministi che la vita ha messo sul mio cammino e coloro che mi hanno spianato la strada tramite decenni di lotte… È solo grazie a loro se oggi posso votare, posso possedere dei beni, posso divorziare, possono non sposare il mio stupratore e se qualcuno della mia famiglia mi farà fuori non avrà un’attenuante d’onore. Parlo in prima persona perchè, proprio come il virus, sembra sempre che le sfighe debbano capitare sempre a qualcun altro e mai a noi.

Oggi posso dirmi felicemente femminista. Io pensavo di esserci nata femminista e invece ho imparato che, parafrasando Simone De Beauvoir, femministe non si nasce, si diventa. 

Nella nostra società nasciamo tutte e tutti maschiliste e maschilisti. Non c’è scampo. Io pensavo di non esserlo perchè 20 anni fa avevo letto un libro, che devo avere ancora da qualche parte, che si chiamava “Non sono femminista ma…” e avevo deciso che sì, quello che avevano fatto le donne prima di me mi piace e volevo farlo pure io. 

Ma cosa ne potevo saperne a 9 anni di quanto la mia vita fosse impregnata di questioni di genere e di quanto ci avrei messo (e ci sto ancora mettendo) a distanziarmene? C’è stata la fase del rosa (non volevo uscire di casa se non vestita totalmente di rosa, grazie mamma per non avermi ripudiato), c’era mia nonna che voleva che l’aiutassi in cucina mentre mio fratello, di sei anni più grande, non doveva alzare un dito, c’erano i cartoni animati con principi azzurri che salvavano e principesse che dormivano, c’erano i miei amici maschi che giocavano alle spade laser mentre io potevo solo guardare perchè dovevo fare la principessa Leila (purtroppo ho recuperato Star Wars solo 20 anni dopo e ho scoperto tardi che Leila era la più astuta e coraggiosa di tutti), c’era un’educazione basata sul compiacimento altrui, sul fare la brava, su essere come ci si sarebbe aspettato che io fossi. Ma tutto questo l’ho scoperto solo ora e ripeto, solo grazie al femminismo. 

L’anno scorso avevo scioperato augurandomi che tutte le donne e gli uomini intorno a me potessero intraprendere un percorso verso le questioni di genere per potersi dire consapevolmente femministe e femministi. E me lo auguro di nuovo. E mi auguro anche di potermi fare strumento in questo senso. Ora mi è molto difficile. Sono ancora nella fase in cui quando sento persone a cui voglio molto bene dire cose profondamente sessiste, soprattutto contro altre donne, mi si tappa la vena e vorrei darmi fuoco. Il femminismo invece ha dato un senso a tante cose che non trovavano risposte nella mia vita e mi ha fatta sentire per la prima volta libera nel senso più pieno del termine. Libera di essere qualsiasi cosa io voglia. 

Auguro poi a me e alle mie due amiche femministe di andare avanti, nonostante il mondo ci sembri non avere spesso senso, nonostante le telefonate e i messaggi vocali serali a dirci che non ci libereremo mai del patriarcato, nonostante la fatica di essere etichettate come tutto e il contrario di tutto, nonostante la solitudine. 

Buon 8 marzo a tutte e tutti!

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